Santu Jacu, ma anche cammini e camminatori 

Ci ho messo tanto a scrivere questo articolo, più che altro a decidermi se scriverlo o non scriverlo. Perché non posso parlare semplicemente del cammino di Santu Jacu “appena” concluso senza allargare il discorso ai camminatori ed a come affrontano un cammino. Almeno, mi sento di doverlo fare.

Prima di tutto ci tengo a dire che il Cammino di Santu Jacu è stata un’esperienza stupenda, attraversare in solitaria l’entroterra sardo mi ha dato modo di conoscere una regione che non avevo mai visitato e di cui mi sono subito innamorato, anche senza aver visto le  sue fantastiche e famose spiagge. Ho conosciuto persone molto accoglienti, simpatiche e alla mano che aspettano solo di poter ospitare tanti altri pellegrini per raccontare della loro storia e far assaggiare i sapori tipici  della loro terra.

Ho deciso di mettere giù qualche riga solo ora, subito dopo l’estate, dopo il periodo di maggior affluenza sui cammini in generale. Solo nel mese di agosto ho letto di un paio di pellegrini morti presumibilmente per malore, e altri soccorsi per vari motivi, ho letto anche di pellegrini persi e recuperati sul cammino Francese verso Santiago, che in periodo di piena è come perdersi al proprio paese mentre si segue una processione.

È vero che in fondo si tratta semplicemente di camminare, ma come per tutte le cose credo che bisognerebbe affrontarle con un minimo di attenzione ed un po’ di umiltà.

Il cammino di Santiago coi suoi 270 mila pellegrini all’anno è il punto di riferimento dove tutti guardano e con cui paragonano gli altri cammini, ma gli altri cammini non avendo quei numeri non sono paragonabili invece, sotto tanti aspetti. Lasciando perdere costi, organizzazione etc. che per forza di cose sono adeguati all’enorme flusso annuale, parliamo invece di sicurezza.

Questo articolo non è rivolto a quei camminatori magari solitari, con tenda, fornelletto è tutto il resto. Che fanno trekking per il mondo e che sanno arrangiarsi in ogni circostanza, sicuramente meglio di me. Questo articolo è rivolto a tutti gli altri….

Il cammino di Santiago ha avuto tanti anni e stanzianenti costanti per mettere in sicurezza tutti  e 800 i km del cammino rendendolo praticamente a tutti gli effetti una corsia preferenziale per i pellegrini, ben segnata e sicura. Eppure ogni anno c’è qualcuno che si fa male, si perde o peggio. Questo perché per la legge dei grandi numeri, qualcuno che forse non è proprio adatto ad imprese del genere c’è sempre, qualcuno che magari senza alcuna offesa, non è proprio il tipo che sa arrangiarsi, che affronta gli imprevisti, che è fatto per stare via da casa per un lungo cammino insomma. Poi è vero, gli incidenti possono capitare anche alla gente in gamba così come certi malori non si possono prevedere, non vorrei generalizzare. Ma comunque, anche dei tanti che arrivano alla fine senza problemi, catapultati su un cammino meno organizzato e battuto potrebbero averne invece, perché appunto gli altri cammini non sono quello di Santiago.

Ora, non sto dicendo che al confronto la Francigena, il Santu Jacu o altri sono percorsi tipo le Spartan Race, con fiumi da guadare, reti da arrampicata e bagni di fango. Dico solo che vanno affrontati con un po’ più di spirito di adattamento e di attenzione, specialmente tra i due citati e  che ho percorso, il cammino sardo.

Per far crescere un cammino serve per prima cosa ovviamente che la gente ci cammini e per far sì che succeda servono dei camminatori “apripista”. I primi 10, 100, 1000 e così via, che lo percorrono e quando tornano a casa fanno passaparola, tutto sommato credo di averlo fatto anche io con questo blog . Ma altrettanto importante è che questi apripista non ci lascino le penne altrimenti un cammino in crescita muore anche lui sul nascere.

Da organizzatore o colui che si occupa di cammini, se lo fossi, metterei in guardia i pellegrini avvisandoli che non è tutto come Santiago, che camminare da soli su un’altro cammino non è come farlo in Spagna. Immaginate, per fare un esempio, di prendere gente che si perde anche sul Francese o che va nel panico se non trova posto al primo albergue, immaginate di prenderlo e metterlo su un cammino dove l’acqua non è così frequente, dove tra inizio e fine tappa nel mezzo non c’è niente e quasi sempre nessuno, immaginateli trovarsi cani pastore o altri animali sulla strada in posti dove non passa nessuno per ore, se non giorni.

Un cammino diventa davvero per tutti quando è sicuro al 100% e anche allora, tornando alla legge dei grandi numeri, c’è sempre quello che riesce a farsi male. Quindi non mi sento in colpa se dico che non basta tornare da Santiago per affrontare allo stesso modo altri cammini meno battuti.

Ci vuole ancora più attenzione e spirito di adattamento, prudenza e un po’ di organizzazione. Valutate se non è il caso di camminare in compagnia, per avere sempre qualcuno su cui contare e viceversa.

Detto questo mettetevi lo zaino in spalla e partite, che sia Santiago o la via degli Dei, la Francigena o il Santu Jacu sono tutte esperienze diverse ma altrettanto fantastiche ed io li rifarei tutti. Perché? se avete letto questo mio blog fino a qui oramai dovreste saperlo.

Buon Cammino.

 

 

 

Via degli Dei: quinta tappa

 

6 MAGGIO:  San Piero a Sieve – Firenze

Ieri sera pizza e quattro chiacchiere con Elena ed Elena, ultima birretta, un paio di foto ed i saluti; domani prenderemo strade diverse purtroppo.
Parto verso le 8:30 per quella che sarà una lunghissima tappa, la via riprende subito fiancheggiando il B&B con una piccola salita che diventa poi uno sterrato prima in piano e poi in discesa per 2 o 3 km, attraversa una strada asfaltata e poi riprende con una gran salita tra ghiaia e asfalto sconnesso passando di fianco ad un campo di ulivi. In cima gira attorno ad un castello, scende e poi curva in prossimità di un fattoria.
Il sentiero prosegue con una bella vista sulla valle, tra casolari, fattorie e campi poi scende abbastanza ripida, qui il ginocchio torna a farsi sentire ma oggi di discese ne troverò molte quindi mi tengo il dolore e vado avanti con il mio solito passo.

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In fondo attraverso una statale che mi porta subito dopo su una lunghissima salita sterrata senza un filo di ombra. Su fino a 700 metri, poi passa tra l’erba ed infine tra i boschi ancora fino a quota 950 metri. Da qui in poi, dopo un altro breve tratto di sterrato, la strada diventa di asfalto per un paio di km poi devia verso Vetta le Croci, passando tra grandissimi prati collinari fioriti. Quando il sentiero riprende in discesa ritorna ad incrociare la strada ed in teoria anche di salite non ne dovrei incontrare più.

Oggi è meglio farla una bella pausa perchè la strada fino a Fiesole è ancora lunga e ho anche già finito l’acqua, quindi mi fermo al primo bar per mangiare e bere qualcosa e già che ci sono ne approfitto per farmi riempire le mie due bottiglie. Mi siedo di fuori e mi rilasso un po’.

Quando riparto trovo un cartello che indica 9 km da Fiesole; 9 km di strada asfaltata che scende dolcemente, non mi dispiace un po’ di asfalto, se non altro non devo più saltellare per evitare le pozzanghere. Finalmente arrivato a Fiesole mi fermo per prendere una bottiglia di integratore e dopo anche un bel gelato intanto così decido il da farsi.

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Di km oggi ne ho già fatti parecchi, ma sono partito per fare da Bologna a Firenze, non Bologna-Fiesole quindi decido che voglio entrare in città a piedi.

Riparto e seguo una strada che la prende un po’ larga ma che almeno è poco trafficata, entro a Firenze dalle parti dello stadio e poi dopo un paio di km arrivo finalmente in Piazza della Signoria, meta di questo viaggio.

Sono un po’ spaesato in mezzo a centinaia di turisti dopo 5 giorni di calma e paesini tranquilli, magari qualcuno di loro si starà anche chiedendo come mai sembro un po’ sbattuto. Scambio qualche messaggio per trovarmi con un amico qui di Firenze che questa sera gentilmente mi ospiterà, faccio le ultime foto soddisfatto e poi mi allontano da piazza del Duomo verso il punto di ritrovo.

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Via degli Dei: quarta tappa

5 MAGGIO:  Monte di Fò – San Piero a Sieve

Dopo una serata in compagnia e una cena a base di ribollita, pollo ai ferri e vino, dormire è abbastanza facile. Verso le 3 però mi sveglia un temporale e allora penso che l’idea di prendere un’altra strada sia ancora più giusta, ieri ho sentito che la via diciamo “ufficiale” prevede una salita dove ci si deve arrampicare aggrappandosi ad una catena e dopo un acquazzone, con un ginocchio dolorante sinceramente preferisco evitare.

Parto verso le 9:00 dopo la solita piccola colazione e aver pagato il conto, 35 euro per un appartamento sono veramente pochi dopotutto, ovviamente in bassa stagione. Risalgo per un po’ la strada che mi ha portato qui ma manco la deviazione cosi devo tornare indietro, imbocco il sentiero giusto ma manco subito un segnale un po’ coperto da una ruspa, forse oggi non è giornata perchè sono già quasi le 10 quando riesco ad immettermi sulla la Via degli Dei.

Quindi finalmente parte anche questa giornata di cammino che mi terrà impegnato per le prime quattro ore sopratutto in discesa con l’aiuto dei bastoni stando attento a non finire in terra. Qualche pezzo in salita c’è ma dopo la giornata di ieri sul Passo della Futa, non mi preoccupo più di tanto.

Solite pozze e fango da evitare lungo tutta la prima parte ma una volta raggiunti i crinali da lì in poi per lo meno le successive discese diventano asciutte, non che al ginocchio faccia molta differenza comunque. Passate le prime 4 ore e una quindicina di km arriva uno sterrato tra i campi, qualche casa poi l’asfalto che pare non finire più.

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Quando dopo 7 km arrivo finalmente ad un incrocio lo attraverso e prendo una piccola salita che passando prima affianco ad un centro sportivo, poi in mezzo ad un parco, arriva a San Piero a Sieve.

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Una birra e un panino probabilmente di una settimana fa e poi vado al B&B a lavare me e i vestiti. Vestiti che il figlio dei proprietari si offre di lavare lui in lavatrice, il posto praticamente è la loro casa ma molto accogliente ed ogni stanza ha il suo bagno con tutti i comfort. San Piero a Sieve in confronto alle precedenti tappe è quasi una città, con ogni tipo di servizi, compreso la farmacia quindi ne approfitto per prendere finalmente qualcosa per il ginocchio.

Ora non resta che aspettare le due amiche e ormai compagne di viaggio per tirare l’ora di cena, intanto studio che percorso fare domani. L’ultimo tratto è già molto lungo se ci si ferma a Fiesole, tanti infatti da li in poi scendono fino a Firenze coi mezzi. Deciderò domani quando ci sarò arrivato.

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Via degli Dei: terza tappa

4 MAGGIO:  Madonna dei Fornelli – Monte di Fò

Per fortuna ieri sera per cena avevo un panino che mi ero fatto preparare per la giornata di oggi, perchè ho scoperto solo poi che il B&B faceva solo colazione e pranzo mentre la pizzeria era chiusa il martedi sera.

La tappa di oggi è abbastanza corta, ma se c’è una cosa che ho imparato è che quando sembra facile sotto sotto c’è la fregatura. L’idea di partire con calma va subito a farsi benedire, stare nel letto a fare niente mi annoia e uscire a fare un giro in paese non è che sia meglio visto che si parla di una manciata di case con qualche negozio; la colazione la passo in compagnia di due ragazze austriache con cui scambio giusto 2 parole in inglese, se non ho capito male loro si fanno portare le valige a destinazione per poi raggiungerle camminando senza pesi in spalla.

Parto, ma prima faccio tappa al negozio per prendere un paio di mele che sostituiranno il panino mangiato ieri sera. Anche qui la gentilissima padrona del B&B mi regala un bel portachiavi di legno a forma di cartello segna via.

La tappa parte subito con una bella salita che diventa presto sterrata e ancora più ripida; in cima diventa un sentiero che si apre tra l’erba e mi mostra il paese appena lasciato visto dall’alto.

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Per un tratto la strada è in asfalto ma poi devia tra i boschi in salita, quando torna in piano raggiungo il confine con la Toscana. Prima in teoria dovrei aver anche passato la metà della Via degli Dei.

Scopro ben presto che il peggio deve ancora arrivare, la strada per il passo della Futa si rivela costellata da gran salite in sentieri che somigliano più a ruscelli con acqua, fango e sassi. Così per una quindicina di km interrotti solo da un paio su asfalto, dove incontro e sorpasso un gruppetto variegato di escursionisti anche loro alle prese con la Via.
Quando sono fermo, sopratutto a fine tappa mi piace parlare e scambiare due chiacchiere con gli altri, ma in cammino divento un pò misantropo, in parte per godermi il viaggio in pace ma anche perchè ho un passo abbastanza sostenuto che mi viene naturale, rallentare per camminare in gruppo invece no.

Quando incomincio a scendere il percorso non migliora, tra fango, fango e pozze giganti diventa un percorso ad ostacoli che se da un lato non mi fa venire il fiatone, dall’altro mi sta distruggendo il ginocchio destro che mi fa sempre più male.

Ad un certo punto arrivo su un tratto dell’antico percorso romano ancora ben conservato; per lunghi tratti sulla Via degli Dei ci si trova a camminare su e tra sassi di questo tipo, il più delle volte sembrano massi finiti li casualmente in altri punti invece sembrano posati apposta, qui non c’è dubbio che formano una strada.

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Ad un certo punto il percorso è interrotto da un albero caduto e da un cumulo di terra messo di proposito; non sapendo dove andare decido di seguire i segni rosso/bianchi del Cai, scavalco l’ostacolo e capisco che forse la strada era stata chiusa per lavori (taglio degli alberi). I mezzi usati hanno reso la strada ancora più fangosa ma per fortuna dura relativamente poco. Nel fango intanto trovo anche qualche traccia lasciata da un animale, penso uno stambecco o qualcosa di simile. Purtroppo a parte qualche fagiano e qualche ramarro (almeno credo) non ho visto molti animali a spasso liberi.

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Arrivo finalmente sulla strada asfaltata dove sulla destra trovo il cimitero tedesco che già si intravedeva da lontano. Mi tiro un po’ in sesto e vado a visitarlo, il paragone con quello americano di Arlington in fatto di dimensioni non è nemmeno da considerare, ma le sensazioni che lascia sono simili, forse anche per il posto dove sorge che lo rende ancora più solenne.

La Via degli Dei prosegue tra gli alberi ma sinceramente non ne posso più del fango quindi prendo una mela dallo zaino, il coltello e mentre faccio uno spuntino procedo per gli ultimi km di cammino sull’asfalto che mi porteranno a Monte di Fò.
La prima costruzione che trovo è proprio l’hotel dove devo alloggiare, prendo un panino e una birra fresca al bar e mi siedo fuori a riposare un po’, prima di chiedere la camera. Mi suona il telefono e a parlare è il proprietario del camping di fronte che mi chiede a che punto sono, scopro cosi che io avevo prenotato al camping che si chiama come l’hotel ma ha proprietari diversi, boh. Secondo me magari sono parenti che non vanno d’accordo, ma a quanto pare Monte di Fò è tutto qui. Finisco lo spuntino quindi e vado di là, dove vengo accompagnato dal proprietario a bordo di un golf caddy su una salita fino al mio appartamento.

Gran bel posto per una persona sola, ci abiterei volentieri. Faccio il bucato e lo stendo fuori al sole, doccia calda e poi torno al bar per un’altra birra. Quando ho quasi finito vedo arrivare il gruppetto che avevo superato assieme a Elena e Elena, le due ragazze staranno all’hotel mentre gli altri al camping. Tiro l’ora di cena e vado al ristorante dell’hotel, sta sera si mangia in compagnia.

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Via degli Dei: Seconda tappa

3 MAGGIO:  Cinque Cerri (Sasso Marconi)-Madonna dei Fornelli

Sveglia alle 7:00, mi preparo io quindi lo zaino e poi giù a fare colazione; ieri sera mi ero promesso di abbuffarmi ma non avevo fatto i conti con il mio stomaco che la mattina ci mette ore a carburare, quindi solito caffè e solita brioche. Guardo tra il buffet se c’è della frutta da portare via ma niente da fare, pazienza.
Per tornare sulla Via percorro un paio di km sulla statale da dove ero arrivato poi imbocco uno sterrato in salita; Google maps dice che sale fino a congiungersi al percorso che dovrei seguire ma ad un certo punto mi ritrovo nel giardino di una fattoria con un pastore tedesco che viene ad annusarmi. Di solito non mi fanno paura i cani, ma meglio tornare indietro visto che dopotutto sono io ad essergli entrato in casa.
Ritorno sulla statale quindi ed ho già percorso 4 km per niente; quando trovo la strada giusta noto che è una provinciale, meglio cosi, dopo ieri meno fango vedo meglio è.
La salita è un susseguirsi di tornanti per almeno 6 km che però finalmente mi riportano sulla Via degli Dei che, a parte qualche scorciatoia, continua sull’asfalto. Quando sono sullo sterrato però non fa bene al mio ginocchio che incomincia a farmi male, specialmente in discesa.
Arrivo in fine a Monzuno dove mi fermo in un bar per un panino e una bottiglietta di integratore; dalla descrizione mi accorgo che sono nello stesso bar raccontato nel libro di Wu Ming, pago e la signora mi omaggia di un portachiavi gadget della via degli Dei.

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Mi rimetto in cammino e la salita verso Monte Venere appare subito ardua, specie subito dopo “mangiato”, la salita sale e sale ripida per circa 4 km.

Una volta in cima poi, dopo un breve tratto in piano tra gli alberi inizia la discesa che passa affianco ad un’impianto eolico, pare il più vecchio d’Italia. La lunga discesa con solo qualche pezzettino di salita si fa sentire anche se, non fosse per il ginocchio per il resto starei anche bene.

Dopo un’ultima discesa sorpasso le prime due camminatrici che vedo da quando sono partito e arrivo al B&B per questa notte. Mi accoglie la padrona che arriva con il suo cane; avevo incrociato anche lei poco prima e a quanto pare vedendomi è tornata indietro avendo come il presentimento che stessi andando verso il suo albergo. Mi dice che ho il passo velocissimo, cosa che mi confermeranno poi anche le due ragazze, Elena ed Elena; quando le ritrovo al bar mentre aspetto che apre il piccolo negozio di alimentari affianco.

Arriva anche una comitiva di Tedeschi, chissà forse da qui in poi incontrerò più gente.

Fatta la piccola spesa mi metto d’accordo con le due ragazze per un’altra birretta prima di cena, poi deciderò se mangiare al ristorante del B&B oppure farmi una pizza.

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Giornata tranquilla, ma il ginocchio mi fa male anche quando salgo le scale ora e la farmacia più vicina dista 3 km dal paese.

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Via Degli Dei: Prima Tappa

 

2 MAGGIO:  Bologna – Cinque Cerri (Sasso Marconi)

Dopo aver dormito quasi niente prendo il treno delle 6:22 che mi porta a Milano, poi da li quello per Bologna Centrale. Sono le 8:30 quando arrivo e senza nemmeno togliermi lo zaino, faccio subito colazione con caffè e brioche.
Appena mandato giù il caffè raggiungo l’uscita della stazione pronto per mettermi in cammino, prima però mi fermo un attimo per infilarmi con qualche difficoltà il poncho, visto che una pioggerellina leggera ma fastidiosa ha iniziato a scendere proprio appena sono arrivato a Bologna.
Usare la mappa cartacea cosi imbacuccato sarebbe un’impresa, quindi mi affido al telefono, male che vada ho una batteria di emergenza per ricaricarlo. L’applicazione Easytrails con tutto il percorso memorizzato mi dice di andare dritto, quindi via.
 Passo sotto dei portici che mi portano ad attraversare Piazza Maggiore per poi ricominciare dopo, a quanto pare sto camminando sotto i famosi 666 archi di cui avevo letto, i quali portano al Santuario di S.Lucia.

Prima in piano, poi in salita e ogni tanto anche qualche gradino, salgo cosi tanto che quando arrivo al santuario è avvolto dalla nebbia, già fin qui mi sembra di essere salito un bel po’, ma sono solo all’inizio della mia prima esperienza da trekker, non so ancora cosa aspettarmi di preciso.

Da qui poi si scende per un po’ su una strada asfaltata, che devia presto in uno sterrato (dove vedo il primo vero segnale della Via degli Dei) e che a sua volta diventa un piccolo sentiero.

Le piante e i cespugli che invadono il sentiero mi bagnano in poco tempo scarpe e pantaloni, ma tra respirare indossando il poncho oppure morire di caldo dentro pantaloni e giacca anti pioggia, ho scelto la prima.
Il sentiero finisce nel parco comunale della chiusa, che fa da ingresso al percorso tra una vegetazione fitta che costeggia il fiume; una strada che mano a mano si rivelerà un incubo. Quando va bene trovo fango o delle pozze da saltare, quando va male interi laghi o ruscelli che occupano tutto il sentiero, tanto che per almeno 3 volte mi tocca camminarci dentro inzuppandomi i piedi. Così per almeno 10 km, in cui non ho mancato di chiedermi chi me lo ha fatto fare. Se fosse stato cosi brutto per i prossimi giorni?

Finalmente esco da quella palude e capisco che mi sto riavvicinando alla civiltà, o meglio dovrei dire inciviltà visto che è rappresentata da una discarica abusiva.

Saltato (quasi) l’ultimo torrente dopo ancora un po’ di fango arrivo sull’asfalto e dopo aver scoperto che qualche ramo mi ha distrutto il poncho “ Made in China”, trovo un muretto su cui sedermi per mangiare qualcosa. Non mi fermo molto perché sono bagnato e non fa nemmeno tanto caldo visto il tempo.

Prosegue l’asfalto e in prossimità di una curva sento una signora che mi chiama, mi chiede se sto andando a Firenze e se può offrirmi un caffè, accetto volentieri e mi fa accomodare sotto un porticato cosi ne approfitto anche per darmi una asciugata ai piedi e cambiarmi le calze, per quanto poco può servire visto che tanto le scarpe sono fradice dentro e fuori.

Scambio due chiacchiere con la signora e poi riparto verso Badolo, dopo qualche km passo un bivio e dopo un po’ grazie all’applicazione sul telefono mi accorgo che non sto più seguendo il percorso, quindi torno indietro e prendo l’altra strada che con una ripida salita sale sui monti verso Badolo. Per fortuna ogni tanto la strada va in piano perché è una faticaccia, sopratutto quando le salite sono fangose ed ogni volta che arrivo in cima e prendo fiato sembra essercene una peggio.

Quando il percorso torna sull’asfalto arrivo al cartello di Badolo, una rapida controllata al telefono però mi ricorda che per raggiungere la locanda di oggi dovrò scendere giù fino a Cinque Cerri, almeno 5 km fuori percorso ma purtroppo non ho trovato altro quando ho fatto tutte le prenotazioni.

Una discesa di fango melmoso attraversa i campi, non so davvero come ho fatto a passare la giornata senza scivolare per terra. Una quindicina di minuti sulla statale e arrivo finalmente alla meta, dopo quasi 35 km.

Prima di rilassarmi però devo lavare via tutto il fango e stendere tutto per domani. La cena la farò qui all’agriturismo, un po’ caruccio ma non ho la forza di andare fuori a cercare altro. Certo che per 50 euro almeno la TV free avrebbero potuto lasciarla.

A parte le spalle un po’ indolenzite tutto il resto è a posto, spero solo che domani ci sia un tempo migliore e meno fango.

N. passi: 36224

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