Ciclabile Lecco – Milano

Un mondo intero sotto casa…mia.

C’è un famoso detto che recita “l’erba del vicino è sempre più verde” e riguarda più o meno l’abitudine che abbiamo, chi più o chi meno, di considerare migliori le cose degli altri rispetto alle proprie. Per noi italiani forse l’unico settore in cui questo detto non è mai assolutamente stato citato è il cibo, al contrario invece turismo e territori non sono stati sempre risparmiati. Specialmente quando magari sono luoghi che hai sotto casa, che vedi ogni giorno, che sai che sono lì ed hai tutto il tempo che vuoi per visitarli, un giorno… Allora visto che tanto non scappano, nel mentre ti fai viaggi in giro per il resto d’Italia, dell’Europa se non del mondo. Fai trekking e cammini ovunque, fino a Roma o  Finisterre magari, mentre i sentieri che hai sotto casa al limite sono un allenamento ogni tanto.

Fino a quando prima o poi ti ci ritrovi a camminare sempre più spesso, perché sotto casa è comodo, perché è tranquillo e perché ogni volta riscopri qualcosa che avevi dimenticato oppure nemmeno conoscevi. E poi perché dopotutto è casa tua, dove sei nato e cresciuto quindi in qualche modo ci tieni.

A me è successo proprio così, il fiume Adda mi passa sotto casa, lo conoscevo di già ovviamente, in 40 anni volete che non ci sia mai andato? Quando ero bambino qualche volta mi ci aveva portato mio nonno a pescare….lui, da ragazzo qualche giro in bici con gli amici e qualche pomeriggio alle spiaggette vicino alle rapide del cosiddetto “Adda vecchio”, poi il vuoto per tantissimo tempo. Lavoro e lavoro e poca voglia, anche solo di percorrere le discese per arrivarci lungo il fiume, aggiungiamoci il poco interesse che avevo per la storia del territorio e il fatto non trascurabile che non sono proprio a mio agio vicino i corsi d’acqua e stop, ho trascurato il fiume Adda e tutto il suo mondo per molti anni.

Fino a quando ho iniziato a camminare, se avete letto qualche articolo precedente o ne leggerete dopo di questo, capirete di cosa parlo… due passi qua e là.

Insomma ho recuperato gli anni di vuoto passeggiando avanti e indietro da Lecco a Porto d’Adda non so quante volte e per quanti km in totale, più recentemente poi ho concluso il pezzo che mi mancava camminando fino a Gorgonzola. Si lo so, il titolo dice Milano, se vorrete farlo fino in città magari in bicicletta, la ciclabile del naviglio ci arriva tranquillamente. Io a piedi ho preferito risparmiarmi gli ultimi 18 km di asfalto.

Mentre concludevo questo pezzo mancante di Adda e poi di naviglio della Martesana mi è venuto in mente di scrivere questo articolo, un riassunto più o meno di tutto quello che di bello ha da offrire questo percorso ciclabile che oramai chiamo casa, riassunto che però per la quantità appunto di cose da vedere verrebbe quasi un libro, quindi ho creato una mappa con Google map, non ho segnato ogni angolo, ogni chiusa o ogni scorcio da Lecco a Gorgonzola ma rende decisamente l’idea. Ogni punto poi ha la sua foto e un link a wikipedia se volete documentarvi.

Qualche esempio può essere il Traghetto di Imbersago, unico esemplare del suo genere tutt’ora funzionante, anche detto di Leonardo perché sebbene non esistono documenti certi, pare sia stato creato seguendo progetti di Leonardo DaVinci. Un’altra grande opera poco distante è il Ponte San Michelecapolavoro dell’industria italiana costruito tra il 1887 e 1889 lungo 266 metri e alto 85. Più avanti ancora, a Porto d’Adda si incontra la Centrale idroelettrica Bertinidi proprietà Edison venne costruita nel 1895 ed è ancora oggi tra le più antiche centrali ancora in funzione in Europa…

 

 

Per non parlare della fauna: aironi, anatre, cigni, germani, piccoli roditori e chi più ne più ne metta…

 

 

Il resto scopritelo da voi, già a Lecco ad esempio potrei consigliarvi prima di partire lungo la ciclovia di prendervi del tempo e guardare dove siete. Arrivati in zona Concesa, dove inizia il naviglio della Martesana, consiglio invece di percorrere la passerella che attraversa il fiume per fare visita al Villaggio di Crespi d’Adda dal 1995 patrimonio dell’umanità UNESCO.

 

 

Ovviamente l’Adda è molto di più, non inizia a Lecco e non finisce a Trezzo, questa è solo la parte che ho percorso e che conosco, quella che interessa appunto la ciclovia Lecco-Milano.

Sempre in argomento cammini c’è anche da segnalare che il tratto da Imbersago fino all’altezza di Cornate d’Adda coincide con un tratto del Cammino di Sant’Agostino, che appunto dopo aver fatto visita al Santuario della Madonna del Bosco, scende lungo il fiume per fare tappa anche al Santuario della Rocchetta a Paderno d’Adda.

Più a sud poi, a Concesa, coincide con il naviglio della Martesana proprio dove nasce, fino a poco prima di Groppello d’Adda, poi ancora da Cassano d’Adda fino a dove il naviglio diventa sotterraneo in zona Cassina de’ Pomm non lontano dalla Stazione Centrale di Milano.

 

N.Passi: 60539

Santu Jacu, ma anche cammini e camminatori 

Ci ho messo tanto a scrivere questo articolo, più che altro a decidermi se scriverlo o non scriverlo. Perché non posso parlare semplicemente del cammino di Santu Jacu “appena” concluso senza allargare il discorso ai camminatori ed a come affrontano un cammino. Almeno, mi sento di doverlo fare.

Prima di tutto ci tengo a dire che il Cammino di Santu Jacu è stata un’esperienza stupenda, attraversare in solitaria l’entroterra sardo mi ha dato modo di conoscere una regione che non avevo mai visitato e di cui mi sono subito innamorato, anche senza aver visto le  sue fantastiche e famose spiagge. Ho conosciuto persone molto accoglienti, simpatiche e alla mano che aspettano solo di poter ospitare tanti altri pellegrini per raccontare della loro storia e far assaggiare i sapori tipici  della loro terra.

Ho deciso di mettere giù qualche riga solo ora, subito dopo l’estate, dopo il periodo di maggior affluenza sui cammini in generale. Solo nel mese di agosto ho letto di un paio di pellegrini morti presumibilmente per malore, e altri soccorsi per vari motivi, ho letto anche di pellegrini persi e recuperati sul cammino Francese verso Santiago, che in periodo di piena è come perdersi al proprio paese mentre si segue una processione.

È vero che in fondo si tratta semplicemente di camminare, ma come per tutte le cose credo che bisognerebbe affrontarle con un minimo di attenzione ed un po’ di umiltà.

Il cammino di Santiago coi suoi 270 mila pellegrini all’anno è il punto di riferimento dove tutti guardano e con cui paragonano gli altri cammini, ma gli altri cammini non avendo quei numeri non sono paragonabili invece, sotto tanti aspetti. Lasciando perdere costi, organizzazione etc. che per forza di cose sono adeguati all’enorme flusso annuale, parliamo invece di sicurezza.

Questo articolo non è rivolto a quei camminatori magari solitari, con tenda, fornelletto è tutto il resto. Che fanno trekking per il mondo e che sanno arrangiarsi in ogni circostanza, sicuramente meglio di me. Questo articolo è rivolto a tutti gli altri….

Il cammino di Santiago ha avuto tanti anni e stanzianenti costanti per mettere in sicurezza tutti  e 800 i km del cammino rendendolo praticamente a tutti gli effetti una corsia preferenziale per i pellegrini, ben segnata e sicura. Eppure ogni anno c’è qualcuno che si fa male, si perde o peggio. Questo perché per la legge dei grandi numeri, qualcuno che forse non è proprio adatto ad imprese del genere c’è sempre, qualcuno che magari senza alcuna offesa, non è proprio il tipo che sa arrangiarsi, che affronta gli imprevisti, che è fatto per stare via da casa per un lungo cammino insomma. Poi è vero, gli incidenti possono capitare anche alla gente in gamba così come certi malori non si possono prevedere, non vorrei generalizzare. Ma comunque, anche dei tanti che arrivano alla fine senza problemi, catapultati su un cammino meno organizzato e battuto potrebbero averne invece, perché appunto gli altri cammini non sono quello di Santiago.

Ora, non sto dicendo che al confronto la Francigena, il Santu Jacu o altri sono percorsi tipo le Spartan Race, con fiumi da guadare, reti da arrampicata e bagni di fango. Dico solo che vanno affrontati con un po’ più di spirito di adattamento e di attenzione, specialmente tra i due citati e  che ho percorso, il cammino sardo.

Per far crescere un cammino serve per prima cosa ovviamente che la gente ci cammini e per far sì che succeda servono dei camminatori “apripista”. I primi 10, 100, 1000 e così via, che lo percorrono e quando tornano a casa fanno passaparola, tutto sommato credo di averlo fatto anche io con questo blog . Ma altrettanto importante è che questi apripista non ci lascino le penne altrimenti un cammino in crescita muore anche lui sul nascere.

Da organizzatore o colui che si occupa di cammini, se lo fossi, metterei in guardia i pellegrini avvisandoli che non è tutto come Santiago, che camminare da soli su un’altro cammino non è come farlo in Spagna. Immaginate, per fare un esempio, di prendere gente che si perde anche sul Francese o che va nel panico se non trova posto al primo albergue, immaginate di prenderlo e metterlo su un cammino dove l’acqua non è così frequente, dove tra inizio e fine tappa nel mezzo non c’è niente e quasi sempre nessuno, immaginateli trovarsi cani pastore o altri animali sulla strada in posti dove non passa nessuno per ore, se non giorni.

Un cammino diventa davvero per tutti quando è sicuro al 100% e anche allora, tornando alla legge dei grandi numeri, c’è sempre quello che riesce a farsi male. Quindi non mi sento in colpa se dico che non basta tornare da Santiago per affrontare allo stesso modo altri cammini meno battuti.

Ci vuole ancora più attenzione e spirito di adattamento, prudenza e un po’ di organizzazione. Valutate se non è il caso di camminare in compagnia, per avere sempre qualcuno su cui contare e viceversa.

Detto questo mettetevi lo zaino in spalla e partite, che sia Santiago o la via degli Dei, la Francigena o il Santu Jacu sono tutte esperienze diverse ma altrettanto fantastiche ed io li rifarei tutti. Perché? se avete letto questo mio blog fino a qui oramai dovreste saperlo.

Buon Cammino.

 

 

 

Conclusioni….

 

Mi pare giusto, a questo punto, trarre qualche mia personale conclusione su questa lunga esperienza in cammino, su questi mesi passati camminando in luoghi sempre diversi e per me nuovi, spesso in compagnia di persone stupende oppure incontrandole strada facendo. Su tutte, quella con cui ho camminato e praticamente convissuto durante gli ultimi 2 mesi.
Una donna determinata e coraggiosa, dal carattere forte, ma che ho anche visto commossa per tutto l’affetto che ha ricevuto dalle moltissime persone che l’hanno seguita per tutto il suo cammino. E’ partita da Santa Maria di Leuca in Puglia portando con sé un messaggio contro la violenza sulle donne e che io ho avuto il piacere di conoscere una volta arrivata nel nord Italia. Da lì ho deciso di accompagnarla fino alla fine del suo cammino.
Non ho mai avuto dubbi sul fatto che ce l’avrebbe fatta, nemmeno quando, lungo la parte d’Italia che ci ha portato al confine con la Francia, l’ho vista un po’ in difficoltà, dovendosi dividere tra il cammino e gli impegni con radio, associazioni, istituzioni e appuntamenti vari.
Sono stati due mesi in cui abbiamo imparato molto l’uno dall’altra e anche dagli altri, perché il cammino, qualunque esso sia, è fatto sopratutto di persone. E l’unico modo che hanno due persone che devono convivere per 24 ore al giorno tutti i giorni per andare d’accordo è essere reciprocamente sinceri e confrontarsi su eventuali difetti sistemando subito le possibili incomprensioni.
Dopo tutta questa strada al suo fianco quindi non potevo chiudere questa mia parentesi nel mondo dei Blog senza un suo pensiero:

“Un giorno decisi dopo il primo cammino di Santiago che avrei ripetuto questa esperienza, che avrei camminato di nuovo, con maggiore consapevolezza e più esperienza logistica e tecnica. Un ipotesi assurda perché il cammino, qualunque esso sia, non è pianificabile, è per natura imprevedibile. Ti impone i suoi tempi, i suoi ritmi, le sue strade, le sue salite, le sue discese, la pioggia, il sole, il vento….tu puoi solo decidere a che ora partire e camminare….persino fermarsi è una decisione che a volte non puoi prendere. Così come chi incontrerai nei tuoi passi.
E il mio è stato un cammino straordinario, fatto di cose straordinarie…di incontri incredibili e posti che neppure gli innumerevoli scatti potrebbero raccontare nel dettaglio.
Il mio #steptostopviolence non è mai stato solo mio in realtà, è appartenuto a tutti quelli che mi hanno seguito virtualmente, a chi ha accompagnato ogni mio passo ogni giorno per 120 giorni. Un cammino che ha attraversato l’Italia, la Francia e la Spagna portando con sé un messaggio di speranza: “basta al femminicidio e alla violenza contro le donne”.
Ho camminato per le vittime, con le vittime e a volte con gli stessi carnefici più o meno consapevoli di quella violenza che non solo è fisica ma psicologica, perpetua e che distrugge la vita giorno dopo giorno.
Daniele è stato un mio compagno di viaggio, mi ha accompagnato per un lungo tratto di questa esperienza formidabile, e ha condiviso con me tutto, 24 ore su 24 con grande rispetto, con grande disponibilità e generosità. Mi ha teso la mano quando ne ho avuto bisogno, aspettandomi quando il mio corpo era stanco e lento, ascoltandomi. Il cammino insieme ci ha insegnato a rispettare reciprocamente i momenti buoni e i momenti cattivi, con pazienza, con affetto e non è cosa semplice.
Un esperienza che dopo 5000 km ha cambiato in modo radicale la mia vita, ma che mi ha dato anche l’opportunità di conoscere molte persone che faranno inevitabilmente parte del mio futuro. E il cammino continua….inarrestabile…..come la vita, e chissà io e Daniele, forse faremo altre cose insieme….perchè quello che noi abbiamo vissuto non può certo rimanere un segreto, speriamo che in tanti decidano di partire con uno zaino in spalla, pronti a un po’ di sacrificio e dolore fisico. Il risultato? Scopritelo da soli….camminando”.

Grazia Andriola

 

Tornando a me, inutile negare che il Cammino di Santiago, rispetto alla Francigena, sia anni luce più organizzato, più segnalato, più sicuro e alla portata di tutti e chi più ne ha più ne metta. Sicuramente regala anche più emozioni, che buona parte penso derivino dal fattore umano; si incontrano moltissimi pellegrini e anche la gente del posto comunque è abituata a vedere individui con lo zaino dall’aria spesso sconvolta per la fatica. Ti salutano e ti rispettano anche grazie al fatto che al di fuori delle grandi città i paesi che si attraversano sarebbero morti e sepolti senza il flusso di pellegrini e di soldi che passa ormai tutto l’anno.
Quando ero sulla Francigena ho incontrato comunque parecchia gente, tutti già reduci del Cammino di Santiago, tutti con i loro racconti di quella esperienza magica e unica. Io però, a differenza di loro, non ho avuto l’incertezza di non farcela, il timore che nasce dal fatto che non sai cosa ti aspetta, quel po’ di insicurezza data dal fatto che è la prima volta che ti incammini per circa 800 km.
Io il cammino Spagnolo non l’ho vissuto cosi, anzi sono arrivato già con parecchi km alle spalle, sapendo già dove il mio corpo poteva o non poteva arrivare; la prima tappa ad esempio, che per molti è un gran bel test, per me è stata quasi una passeggiata. Questo non so se toglie qualcosa come esperienza riguardo il cammino di Santiago, però le stesse paure e incertezze io le ho vissute quando sono partito per Roma lungo la Via Francigena, sopratutto perché da alcuni racconti trovati su Internet mi aspettavo molti più problemi. Invece con le tracce GPS e un elenco di accoglienze si cammina tranquilli anche in Italia.  Certo a volte bisogna fare i conti con prezzi non molto pellegrini e con qualche pasticcio tipicamente “made in Italy”, ma vale la pena se si considera i territori stupendi, i borghi antichi e le città d’arte che si attraversano.

La Francigena deve ancora crescere, ma come dovrebbe essere per qualunque cosa, ha bisogno di persone capaci che sanno quello che fanno, meno politica, meno istituzioni e più pellegrini.
Personalmente mi è dispiaciuto non essere riuscito ad attraversare tutta la Francia, purtroppo non sapere il Francese ci ha ostacolato parecchio specialmente nel trovare da dormire; dopo un paio di famiglie a donativo non siamo più riusciti a continuare in quella direzione e siamo stati costretti a puntare su B&B non molto economici, un ostello della gioventù che ti chiude i bagni durante la notte e un monastero da 45 Euro a persona per notte. E se devo dirla tutta in generale non abbiamo riscontrato una grande ospitalità e simpatia nei nostri riguardi.

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Detto questo non mi rimane che ringraziare tutte le persone che ho conosciuto lungo il cammino e nei posti che ho attraversato, dal primo cammino sulla Via degli Dei a tutte le persone che camminando con Grazia poi ho avuto io stesso il piacere di conoscere di persona. Tutti quelli che hanno letto questo mio piccolo blog o commentato le mie foto su Instagram o che comunque hanno sostenuto me ma sopratutto il cammino di Grazia. Un grazie speciale poi alla mia amica Monica che sta tutt’ora aiutandomi con questo mio piccolo esperimento, con la traduzione in inglese e che ci ha seguito fin dall’inizio.

 

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Leggi anche: Quando e perché ho iniziato a camminare.

 

Buon Cammino.

 

Rotta verso Santiago: la fine

Finisterre / Muxia e poi a casa

Pensavamo oramai di aver finito il cammino e di aver visto tutto, di fare un po’ i turisti e poi tornare a casa ed invece oggi siamo arrivati Finisterre e siamo finiti nell’albergue più bello da quando siamo sul cammino. Non ha niente di eccezionale il posto, ma le persone che ci sono qui sono veramente belle. Fatima, la simpatica ed eccezionale padrona di casa è una calamita per quel tipo di pellegrini a cui piace la condivisione ed il conoscere altre persone. Qui la gente si ferma per una notte e poi invece rimane per qualche giorno, 10 giorni e anche 2 mesi. Il suo albergue non è su nessuna lista, su nessun sito a parte una pagina Facebook, non ci sono cartelli e non si preoccupa di farsi pubblicità. Lei dice che così arrivano i pellegrini che sentono aver bisogno di quel posto.

Dopo aver fatto visita al faro ed aver raggiunto il fatidico km 0, arriviamo all’albergue poco dopo mezzogiorno, giusto in tempo per sederci a tavola con gli altri e mangiare un buon risotto preparato da Michele, un ragazzo di Brescia che si è dovuto fermare qui dopo essersi ferito ad un piede e poi non è più ripartito. Sta qui e fa l’ospitaliero e dice di non riuscire più a stare lontano da questo luogo.
Il pomeriggio poi io e Grazia andiamo a fare quattro passi lungo la spiaggia per raccogliere qualche conchiglia da riportare a casa come ricordo e anche per qualcuno che non ha avuto modo di arrivare fino a qui con il suo cammino e poi anche per pucciare i piedi nell’acqua fredda dell’oceano. Tornando poi all’albergue passiamo a fare un po’ di spesa per la cena, sta sera si va di minestrone bello caldo con i fagioli freschi che una vicina di casa ha portato direttamente dal suo orto.

 

Dopo una bella dormita ci svegliamo con tutta calma alle 8:30 circa e scendiamo a fare colazione; caffè ed un paio di fette di un buonissimo pan brioche appena sfornato che Michele è andato a prendere fresco fresco dal panettiere. Intanto facciamo quattro chiacchiere mentre aspettiamo Fatima , ieri ci ha promesso di portarci a vedere due posti speciali qui a Finisterre e poi accompagnarci in auto a Muxia.
Quando arriva abbiamo giusto il tempo di scambiarci le magliette, noi lasciamo a Fatima e Michele le nostre maglie verdi che avevamo indossato per l’ingresso a Santiago e loro ci donano le magliette dell’albergue e poi partiamo. Prima ci porta a visitare i resti della chiesa di San Gulielmo, dove si dice essere la vera meta finale del pellegrino, ne rimane veramente poco in realtà ma è comunque un bel posto.

Poi andiamo al punto più alto di Finisterre, sopra a delle pietre da dove si può vedere l’oceano quasi a 360 gradi. All’orizzonte il cielo si mescola con l’oceano e in lontananza si vede anche un temporale che piano piano si avvicina.


Dopo esserci goduti in pace il panorama e dopo qualche foto riprendiamo l’auto per scendere e andare a Muxia, appena a 28 km da qui.

Arrivati a Muxia in realtà non c’è molto da vedere, andiamo al Santuario della Vergine della Barca che purtroppo 3 anni fa è andato a fuoco dopo essere stato colpito da un fulmine, è stato si ricostruito ma gli affreschi sono andati persi quasi tutti. Più in alto sulla collina il monumento intitolato “La Herida” (La Ferita) in memoria del naufragio di una petroliera e del conseguente disastro ecologico nel 2002 proprio su queste coste.


Di fronte al monastero invece ci gustiamo anche qui il bellissimo panorama accompagnato dal rumore delle onde che si infrangono sugli scogli, ma purtroppo ci aspetta un autobus per Santiago e dopo aver fatto uno spuntino al bar salutiamo con molto dispiacere Fatima che già ci manca e ripartiamo per la grande città.

Torniamo allo stesso albergue di 2 giorni fa e verso sera andiamo in centro per cenare; siamo un bel gruppetto con Vittorino, Adriano, Fredric dall’Austria e Lionel dal New Mexico, tutti appena conosciuti. In realtà Adriano ha seguito Grazia su Facebook e Grazia a seguito Vittorino sempre su Facebook ma quasi per caso ci siamo ritrovati tutti questa sera. Anche questo fa parte del cammino.
Domani pomeriggio ci aspetta il volo di rientro, andiamo a letto un po’ più tardi del solito ma sapendo che tanto domani mattina possiamo svegliarci in tutta calma e tirare almeno mezzogiorno in giro prima di prendere l’autobus per l’aeroporto. Fossimo stati in cammino da poco probabilmente a quest’ora saremmo tristi, ma dopo 4 mesi Grazia e 2 io, tornare finalmente a casa non ci dispiace poi così tanto.

 

Rotta verso Santiago: giorno 40

Santiago.

 

Finalmente ci siamo, per le 10:00 dobbiamo entrare nella piazza della cattedrale dove Grazia dovrà anche incontrare la Consigliera al turismo della città di Santiago. Potremmo quindi prendercela con calma ma io alle 6:30 sono già sveglio, più tardi esco dall’albergo e raggiungo quello dove alloggiano Grazia e il suo compagno Matteo e assieme andiamo al primo bar per fare colazione sempre con molta calma, il cielo non promette niente di buono ma per ora regge.
Ci avviamo seguendo la strada principale a quattro corsie che scende e poi devia in salita fino ad entrare nel centro storico sulla Rua de San Pedro, piena di piccoli negozi e bar, scende fino ad incrociare un’altra strada trafficata e dall’altra parte riprende con un altro nome, mancano solo 330 metri.

Seguo Grazia che, essendoci già passata l’anno scorso, conosce bene i vicoli giusti che portano davanti la cattedrale. Arriviamo di fronte ad un arco dove, una volta passati ,si dovrebbe vedere tutta la piazza e da qui, come promesso, Grazia procede a piedi nudi mentre con il telefono in mano fa la diretta su Facebook per tutta la gente a casa che l’ha seguita e sostenuta durante i suoi 4 mesi di cammino.
Pochi passi ancora e finalmente entriamo in piazza Obradoiro e girandomi a sinistra contemplo l’imponente cattedrale; purtroppo la facciata è in parte coperta dalle impalcature per il restauro ma non è una sorpresa visto che sono oramai anni che ci stanno lavorando.

Mentre mi guardo in giro vedo arrivarci incontro 2 amiche di Grazia che ieri hanno preso e son volate qui da Lucca e da Milano per essere presenti a questo momento speciale; ovviamente Grazia non se lo aspettava e lo stupore glielo si legge bene in viso. Facciamo qualche foto ma poi andiamo subito a cercare l’ufficio del pellegrino per ritirare la Compostela, visto che poi c’è il rischio di trovare coda e tra non molto Grazia ha l’appuntamento con la consigliera.

Ci va bene dopotutto, una ventina di minuti al massimo e siamo davanti agli sportelli dove gli addetti rilasciano la pergamena e siccome di strada dopotutto ne abbiamo fatta tanta, ci facciamo rilasciare anche l’attestato di distanza dove viene riportato il luogo di partenza, la data e i km percorsi anche se su alcuni tratti sono un po’ troppo approssimativi; probabilmente li calcolano con Google maps, non so. Comunque usciamo dagli uffici felici e soddisfatti, sarà solo un pezzo di carta ma la fatica per ottenerlo è stata tanta e personalmente non me ne sarei tornato a casa senza.

Ritorniamo nella piazza per l’appuntamento di Grazia e poi ce ne andiamo finalmente a mangiare. Oramai è fatta, per davvero. Domani e dopo staremo qui a Santiago, un po’ perché ci hanno raggiunto il compagno di Grazia e le due amiche Roberta e Samantha e poi perché abbiamo bisogno entrambi di riposare un po’.

Probabilmente a Finisterre e a Muxia ci andremo in autobus, a piedi sarebbe un’altra maratona da 30 e passa km a tappa per poi tornare subito a Santiago e prendere l’aereo il giorno stesso e sinceramente non mi sento in colpa con nessuno se mi fermo qui coi piedi e faccio questo ultimo pezzetto coi mezzi. Sono arrivato fino a qui sarebbe stupido non farci visita.


Appena avrò raccolto le idee metterò qualche mia considerazione su tutto quello che ho camminato, visto e vissuto. Magari quando sarò tornato a casa, magari dopo aver visto Finisterre oppure sul volo di rientro. In due mesi, se ci aggiungiamo la Francigena anche tre, ne ho raccolte tante di esperienze e nel mio piccolo spero di essere riuscito a raccontarle al meglio, probabilmente più di come potrei raccontarle a voce.

 

N.passi totali: 1411389

Rotta verso Santiago: giorno 39

Da Pedrouzo a Monte Gozo/Santiago 

 

Questa mattina nell’albergue tutti si svegliano abbastanza presto, tutti non vedono l’ora di farsi gli ultimi 20 km ed entrare nella piazza della cattedrale di Santiago. Usciamo e ci fermiamo subito al primo bar, serve un po’ di carica per partire; tra l’altro ieri ho mangiato poco perché non stavo molto bene, ma oggi va molto meglio.
Ci allontaniamo dalla città con qualche piccola difficoltà nel trovare le frecce, ma una volta fuori poi troviamo i segnali e prendiamo per un lungo e buio sentiero tra i boschi, dove, senza torce, ci si perderebbe subito.


Quando gli alberi finiscono passiamo tra qualche caseggiato e attraversiamo, con un sottopassaggio, una statale fino ad arrivare ad un bar dove facciamo un’altra piccola sosta. Quando ripartiamo la strada sale per un po’ ed alle prime luci del sole ci rendiamo conto di quanta gente sta facendo questa ultima tappa oggi; gli altri giorni c’erano molti pellegrini e gli albergue spesso erano pieni ma oggi pare davvero una processione.

Da qui Simona, Cristian ed Enrico allungano per arrivare al più presto alla cattedrale, tanto ci incontreremo di nuovo domani, Chiara invece continua ancora un po’ con noi.
Il cammino procede con qualche saliscendi, passiamo accanto all’aeroporto di Lugo/Santiago, dove tra qualche giorno prenderemo l’aereo per tornare a casa, e poi un’altra lunga salita ci porta a Lavacolla e prima di arrivare a Monte Gozo troviamo l’albergo dove dovremmo fermarci. Qui salutiamo la piccola grande Chiara che continua il suo cammino da sola verso Santiago e dove, da sola, si gusterà il suo momento quando entrerà nella piazza.

Intanto io e Grazia scopriamo che l’albergo è tutto esaurito quindi non ci resta che rimetterci in cammino; il programma prevedeva di fermarci a 5 km da Santiago per fare l’ingresso nella piazza il sabato mattina quando ci sarà meno confusione, il giorno dell’arrivo poi è già stato fissato e comunicato da quando siamo entrati in Spagna praticamente e non si può anticipare adesso.
Continuiamo sul cammino fermandoci ad ogni hotel per chiedere se c’è posto, purtroppo però in questi giorni a Santiago c’è una grande rassegna di concerti che dura 3 giorni e gli hotel sono tutti pieni. Per i pellegrini ci sono gli albergue è vero ma questa sera arriverà anche il compagno di Grazia e lui non potrebbe dormire in queste strutture; io invece sinceramente dopo tutta questa strada mi faccio volentieri un paio di giorni in hotel invece che in dormitori tra gente che russa.

Arriviamo quindi ad appena un paio di km dal centro di Santiago, dove troviamo prima una camera singola per me in un hotel, poi una matrimoniale per Grazia e Matteo, in un Hotel poco distante.

Siamo qui, siamo a 2 passi dalla meta ed è difficile trattenersi dall’andare a dare una sbirciata alla cattedrale, ma preferiamo farlo in grande domani e sopratutto farlo assieme come abbiamo fatto per quasi 2 mesi.
Ieri all’albergue ho visto Grazia visibilmente emozionata mentre leggeva su Facebook tutto l’affetto e il sostegno che la gente, amici e conoscenti le stanno dando ed il successo che sta avendo la sua iniziativa. Per almeno tutto l’ultimo mese ha chiesto a chiunque incontrava di indossare una maglia verde il giorno del loro arrivo o anche il giorno del suo arrivo domani o anche in questi giorni in generale, in onore di Pippa Bacca e di tutte le altre vittime di violenza sulle donne, ed ora sta raccogliendo i frutti. La sua pagina Facebook si è riempita di verde e il suo telefono non smette di ricevere notifiche e lei ne è davvero felice e orgogliosa. Io poi sono orgoglioso di averla accompagnata per così tanto tempo.

 

N.Passi: 23014

Rotta verso Santiago: giorno 38

Da Rivadiso a O Pedrouzo

Colazione al bar per tutti quanti e poi via, partiamo, io e Grazia per primi, poi Chaira che decide di camminare un po’ con Cristian e infine Simona con Enrico che ieri è arrivato con una caviglia dolorante e oggi cercherà di arrivare piano piano.

Saliamo subito tra strade e sentieri per i primi 3 km che ci portano a Arzúa, una città abbastanza grande con tanti bar e albergue; procediamo attraversandola tutta per poi ritornare su piccole stradine tra campi e boschi. Quando, dopo una lunga salita, ci fermiamo ad un bar per uno spuntino, ci raggiungono anche Cristian e Chiara che si uniscono a noi, i primi 10 km praticamente li abbiamo fatti.

Da qui poi la strada scende sempre tra boschi, castagni e qualche paesino, intanto io prendo un po’ il mio passo e stacco gli altri. Attraverso una statale e la costeggio fino ad arrivare all’altezza di un bar/ristorante e mi fermo ad aspettarli. Oramai manca poco alla meta di oggi, tanto vale mangiare qualcosa solo una volta arrivati e preso posto nell’albergue.
Oggi, appena passata Arzúa, abbiamo iniziato ad incrociare moltissimi altri pellegrini; molti che hanno iniziato da poco, molti che usufruiscono del servizio taxi per gli zaini e anche parecchi gruppi di ragazzini di 10/12 anni al massimo. Qui in Spagna pare che fare una parte del cammino di Santiago porti punti sulla pagella scolastica.
Continuiamo quindi sul sentiero tra i boschi che scende fino a incrociare ancora la statale; qui il cammino prosegue dritto per Burgo ma noi prendiamo a sinistra per Predouzo dove, appena entrati nella via principale, sulla sinistra troviamo l’albergue. Questa sera finalmente torniamo ad usare la cucina e ci facciano una bella pasta al sugo, anche se non mi sento proprio benissimo. Probabilmente ho preso un po’ troppo freddo facendo la doccia ed ora ho lo stomaco in sottosopra, quindi mangio leggero ma resto comunque a fare compagnia agli altri. Questa sera è l’ultima che passiamo tutti assieme a meno che non ci ritroveremo poi a Santiago; io e Grazia domani ci fermeremo a 6 km dalla cattedrale per aspettare il suo compagno e per poter arrivare poi il sabato mattina come da programma, gli altri invece continueranno per raggiungere il tanto atteso traguardo, ognuno per conto suo e con le proprie emozioni.

 

N. Passi: 27429