Via Francigena giorno 28

Da Formello a Roma

Non ho questa grande fretta di partire visto che il programma prevede di fare tappa a La storta, appena 15 km da qui. Arrivare a Roma di domenica pomeriggio e per di più durante le elezioni equivale al caos assicurato.

A fare colazione al bar trovo anche Tommaso e Livio, due altri pellegrini che sono partiti anche loro più o meno dalle mie parti, così già che ci sono mi metto in cammino con loro, io poi mi fermerò prima in teoria mentre loro arrivano a Roma oggi.

Usciamo dal paese scendendo su una strada che poi passa su uno sterrato e poi un sentiero tra gli alberi con un tratto chiuso tra due cancelli messi per non far fuggire delle mucche che al nostro passaggio non fanno una piega. Finito il sentiero troviamo una ripida salita di asfalto che poi devia su un altro sentiero. Qui un cartello ci indica la variante di Isola Farnese e grazie anche al consiglio di due ciclisti del posto decidiamo per questa.
Dopo un breve tratto su un sentiero tra gli alberi il paesaggio diventa collinare e il sentiero diventa un bellissimo sterrato tra due steccati, qualche sali e scendi e qualche curva di troppo ma ne vale la pena.


Finito lo sterrato un breve pezzo di asfalto e poi ancora un sentiero in discesa che passa davanti ad una cascata, scende attraverso una specie di parco e infine ci porta alla periferia di La Storta.


Arriviamo in città che sono appena le 10:00 e sinceramente il posto non mi sembra molto tranquillo da passarci un’intera giornata, fosse un borgo antico come quelli che ho visitato nella Val D’Orcia ad esempio mi sarei anche fermato, ma qui praticamente è la periferia di Roma, quindi decido di cambiare i miei piani e continuare verso la meta finale del mio cammino ed arrivare con un giorno di anticipo. Oramai sono così vicino alla meta che pensare di fermarmi qui mi riesce impossibile.

Da qui in poi però la tappa diventa un lungo ed estenuante cammino in mezzo al traffico, salvo solo un piccolo tratto nella riserva naturale di Monte Mario dove una volta raggiunta la cima, scendo lungo la strada che costeggia una scuola oggi aperta per i seggi elettorali, continuo a scendere fino in città, passo un paio di parallele fino a raggiungere la strada che arriva dritta alle porte della Città del Vaticano e poi, concludendo questi ultimi 32 km di oggi, finalmente dentro Piazza San Pietro.

Sono circondato da centinaia di persone ma sono troppo concentrato sul momento per farci caso. L’ultima volta che sono stato qui non c’erano così tante barriere e metal detector come ci sono oggi, ma erano tempi dove non si parlava ogni giorno di terrorismo e probabilmente non era nemmeno di domenica, al contrario di oggi.
Non sento né la fatica dei 32 km appena fatti e nemmeno quella dei 775 km raggiunti in 28 giorni. Domani a mente fredda magari tirerò le mie conclusioni su questa esperienza ma al momento ho solo bisogno di mangiare qualcosa.



N.Passi: 31636

N.Passi totali: 847456

Via Francigena giorno 26

Da Vetralla a Monterosi

Ieri, dopo il vento del pomeriggio, durante la notte a quanto pare ha anche piovuto mentre dormivo. Esco dalla città prendendo una strada in salita che dopo una curva e un passaggio a livello gira a destra su un sentiero di terra battuta per trekking e mountain bike; un lungo sentiero tra i boschi interrotto solo a metà da una strada da attraversare. Quando il bosco si apre, sempre su uno sterrato, mi trovo a camminare tra gli alberi di nocciole, noccioleti che si estendono per km e km.

Cercando poi su internet scoprirò che il Lazio è il secondo più grande produttore di nocciole d’Italia dopo il Piemonte e che l’Italia a sua volta è il secondo più grande produttore del mondo dopo la Turchia.

Ad un certo punto i segni della Francigena indicano di seguire un filare di alberi, sempre di nocciole e quando arrivo su uno sterrato trasversale decido di deviare sulla statale per tagliare di un km. Tra i noccioli stanno girando con dei trattori spruzzando grosse nuvole di non so cosa, di certo però dall’odore non è acqua. Quindi evito quel km di campi seguendo questo sterrato che mi porta sulla statale.

Torno poi a seguire la Francigena su un largo sentiero che scende e torna a passare ancora tra i noccioli, passo sotto la ferrovia e entro a Capranica, salgo verso la parte vecchia e attraverso la porta. Il paese è molto bello e caratteristico e lo attraverso fino a delle scale che mi fanno scendere uscendo dalle mura. Prendo una salita e ritrovo ancora un tratto di strada scavata nel tufo poi uno sterrato e in fine un bivio dove un segnale indica il percorso su asfalto oppure quello “naturalistico”, scelgo il secondo.


Più che un percorso naturalistico in alcuni tratti sembra più un percorso ad ostacoli, in più come mi è già capitato spesso in questi giorni passando probabilmente per primo in mezzo a questi stretti sentieri, sto facendo giù le ragnatele di mezzo bosco, con le braccia, le gambe e anche con la faccia.


Più che un percorso naturalistico in alcuni tratti sembra più un percorso ad ostacoli, in più come mi è già capitato spesso in questi giorni passando probabilmente per primo in mezzo a questi stretti sentieri, sto facendo giù le ragnatele di mezzo bosco, con le braccia, le gambe e anche con la faccia.


Salgo poi in città, faccio uno spuntino in una pizzeria d’asporto dove il proprietario mi racconta qualche curiosità sulla città. Vado al monastero ma è solo mezzogiorno, le suore sia ieri che oggi non hanno risposto al telefono e i pellegrini li ricevono solo dalle 15:30. Che faccio? Aspetto più di 3 ore per poi magari scoprire che non c’è posto? Intanto chiamo un b&b qui vicino ma mi dicono che è pieno. Ne cerco altri ma sono troppo cari oppure troppo fuori rotta, quindi decido di chiamare un B&b a Monterosi, un paese a 10 km da qui ma sempre sulla Francigena, prenoto e mi rimetto in cammino. Ne ho già fatti 26 ma almeno al mio arrivo mi aspetta un monolocale pulito e con tutti i comfort. Ogni tanto ci vuole.


Mi faccio una bella doccia calda, mi riposo un po’ sul divano e più tardi esco a comperare un paio di mele per il viaggio e i biscotti per la colazione di domani mattina, visto che c’è la cucina tanto vale farla qui prima di partire.

N.Passi: 37034


Via Francigena giorno 25

Da Montefiascone a Vetralla

Ieri nonostante ho dovuto passare quasi tutta la giornata all’ostello sono stato veramente bene, l’accoglienza e la simpatia degli ospitalieri saranno una di quelle cose che porterò a casa alla fine di questo cammino. Difatti tanto mi sono trovato bene che sta mattina la colazione è andata per le lunghe e alle 8:30 sono ancora in loro compagnia e dei due pellegrini che oggi dovranno decidere se provare a continuare o no, visti i problemi ai piedi.


La mia idea iniziale era di fare una tappa piccola anche oggi e poi domani fare la variante Cimina che va da Viterbo a Sutri costeggiando il piccolo lago di Vico, però oggi ho voglia di camminare, una tappa da 14 km vorrebbe dire un’altra giornata troppo “corta”. Va beh vedrò poi, intanto saluto e ringrazio tutti e  mi incammino per Viterbo. Il cielo non promette bene, c’è un nuvolone nero e un po’ di vento.

Riprendo la strada sull’antico basolato romano che più avanti diventa un sentiero e ancora poi uno sterrato che costeggia la ferrovia. Continuo sempre su questo sterrato polveroso per 6 o 7 km, incrocio una strada asfaltata e poi ancora sullo sterrato, sale un po’ tra degli ulivi e poi dopo qualche curva trovo sulla sinistra i bagni termali di Bagnaccio di cui avevo sentito parlare. Lo sterrato continua dritto e nell’aria sento un odore acre che probabilmente dipende dallo zolfo che fuoriesce dalle terme.


Altri 5 km circa e la strada diventa asfaltata all’altezza del cimitero di Viterbo, gli giro accanto sulla destra e seguendo la via Cassia entro in città. Qui decido che vista l’ora (11:30) ed il caos di questa grande città, preferisco continuare verso Vetralla.


Seguo i segni della Francigena che mi fanno uscire da Viterbo attraverso porta Faul, passo una rotonda dove a sinistra c’è un McDonald e su di un palo della luce due adesivi della Francigena mi indicano due possibili varianti. Dritto la si accorcia di 1,3 km ma dice che è meno sicura, a destra è un po’ più lunga ma tranquilla. Io vado dritto perché per i miei gusti 32 km più si accorciano meglio è.

Non so cosa c’era sull’altra variante ma la mia scelta viene subito premiata, la strada è praticamente scavata nel tufo e di macchine ne passano giusto un paio.


Proseguo tra asfalto e qualche tratto sterrato fino ad un’altro lungo sterrato che costeggia la superstrada, cade qualche goccia di pioggia ma niente di più per fortuna. Più tardi scoprirò che era più sabbia che acqua, sia le auto che incontro che i miei vestiti ne sono un po’ coperti.

Dopo una piccola salita giro in un sentiero con l’erba alta che poi sale tra gli ulivi, scollina tra alcuni campi e ridiscende, un tratto di asfalto e poi altri sentieri fino ad arrivare alla salita che entra a Vetralla, attraverso il paese verso la parrocchia che si trova vicino alla trafficata Cassia.

Mi accolgono e mi mostrano dove dormirò, farei subito la doccia ma essendo un oratorio poco dopo il mio arrivo si riempie di bambini, ed il bagno è come dire “pubblico” e non ha la chiave per chiudere quindi mi sdraio a riposare fino a quando fuori dalla porta non si sente più nessuno.

Oramai i dubbi che avevo quando mi facevano male, prima la caviglia destra e poi l’altra gamba sono svaniti, la sicurezza di riuscire ad arrivare fino a Roma mi ha portato a pensare già da un paio di giorni alle conclusioni che trarrò una volta tornato a casa. Sia a livello personale sia proprio a cosa scriverò qui su questa sorta di diario di viaggio.

N.Passi: 34560

Via Francigena giorno 24

Da Bolsena a Montefiascone

Anche se la tappa sarà breve mi sveglio alle 6 come al solito e preparo lo zaino, preferisco comunque camminare col fresco della mattina che più tardi sotto il sole, anche a costo di arrivare molto presto.

Esco dalla città salendo una strada che costeggia qualche casa, poi devio su un sentiero a destra che prima costeggia e poi attraversa un torrente, risale e affiancando le recinzioni di alcune ville arriva ad un largo sterrato con a sinistra gli ulivi. Lo sterrato sale fino a quando sulla sinistra rivedo in lontananza il lago di Bolsena, sale ancora e continua poi per qualche km. Dei cartelli indicano che sto per entrare nel bosco di Turona, il sentiero è molto ben curato e le numerose panchine in un’area pick nick mi fa capire che è anche molto frequentato.


Anche i segnali della Francigena ora cambiano un po’, delle colonnine indicano solo la direzione per Roma.


Da qui giro su un sentiero più stretto che dopo una discesa e una lunga salita diventa di ghiaia, incrocio anche un paio di cercatori di funghi che stanno tornando a casa. Più avanti trovo l’asfalto che sale ed in cima, un cartello che indica gli ultimi 100 km da Roma.


Salgo ancora e poi ridiscendo verso le prime case di Montefiascone, per poi risalire ancora a sinistra su una strada trafficata. Come ogni città entrarci a piedi non è il massimo della sicurezza, quando ci sono i merciapiedi sono minuscoli e sconnessi e bisogna tenere gli occhi aperti su cosa fanno gli automobilisti.

Entrato in città visto che è ancora molto presto vado a visitare la cattedrale di Santa Margherita di cui Cupola vedevo già da molto lontano, la chiesa di San Flaviano ed in fine salgo lungo la Francigena fino alla Rocca dei Papi, da cui posso godere di un meraviglioso panorama a 360 gradi.



Mi fermo per un po’ a fare qualche foto e più tardi riprendo scendendo degli scalini dalla parte opposta del giardino di fronte alla Rocca. L’ostello per sta notte è a 3 km da Montefiascone, ma sempre sulla Francigena, così la tappa di domani sarà ancora più corta. Subito dopo la piccola scalinata trovo una scultura raffigurante due pellegrini, con dietro ancora la stupenda vista del lago.


Continuo sulla strada che mi porta fuori città deviando su una ripida discesa che diventa sterrato, più avanti poi mi trovo a camminare su un’antico ma ben conservato basolato romano, un bel tratto lungo.


Quando incomincia a passare tra alcune case trovo il segnale di girare a sinistra e poco più avanti trovo l’ostello, all’inizio sembra non esserci nessuno ma poi mi accorgo di uno dei due ospitalieri sul retro della casa. Di solito sono i padroni di casa ad accogliere i pellegrini  ma ora sono via per una breve vacanza così hanno lasciato il posto ad altri due volontari.

Sono arrivato così presto che faccio in tempo anche a pranzare con loro e un’altro signore italiano che viaggia, con qualche problema di troppo ai piedi, in compagnia di un amico che ci raggiungerà più tardi e che penso di aver incrociato poco fa senza zaino.

Oggi è stata tranquilla e in teoria lo sarà anche domani, mentre camminavo ho pensato se non era il caso di allungare la tappa ma alla fine non mi corre dietro nessuno, la strada che mi separa da Roma è quella e l’importante per me è che ci arrivo per il 20 ovvero per il mio compleanno, oramai è una cosa su cui mi sono fissato e a cui tengo. È strano ma sono anche un paio di giorni che mentre sono in cammino penso a casa, ma non al fatto che mi manca qualcosa in particolare, penso solo al fatto che non saprò dove andare a farmi delle lunghe camminate perdendomi nei panorami e nella tranquillità. Là oramai conosco tutte le strade e tutti i luoghi.

N.passi: 24814

Via Francigena giorno 23

Da Acquapendente a Bolsena

Esco dalla città passando davanti alla Chiesa del Santo sepolcro e faccio subito tappa al bar per la colazione, la strada sale per un po’ e poi devia a destra su una poco trafficata a parte qualche autobus che esce dal deposito lì accanto.


Più avanti gira a sinistra e poi diventa uno sterrato, lungo questo tratto ci sono ancora i cartelli della Francigena Marathon che che si è svolta non molto tempo fa.


A parte una strada da attraversare lo sterrato continua tutta in piano per km, passando per i campi senza incontrare nessuno.


Dopo una decina di km dalla partenza arrivo a San Lorenzo Nuovo dove incontro l’americano del trio da solo, tutti e due abbiano la stessa idea ovvero fermarsi al bar per una seconda colazione.

Riparto lasciandolo col suo cappuccino e dopo 20o metri il paese si apre ad una bella veduta del lago di Bolsena che è talmente grande da sembrare il mare.

Per evitare il traffico della Cassia la Francigena gira all’interno prima tra le case poi su un piccolo sentiero tra gli alberi molto in stile “via degli dei”. Dopo il sentiero arrivo su un largo sterrato argilloso che scende e poi si congiunge a quella che credo sia la solita vecchia Cassia.

Continuo sullo sterrato che permette si costeggiare il lago dall’alto evitando la Statale, fino ad un pò di asfalto che porta ad una cava di argilla e subito poi torna ad essere uno sterrato rosso.


Proseguo per km sempre con la vista del grande lago sulla mia destra con qualche piccolo sali e scendi ma niente di impegnativo e quando la strada torna ad essere asfaltata incomincia la discesa verso Bolsena. Entro in città di fronte alla Rocca e gli adesivi della Via mi indicano che devo scendere le scalinate non propio sicure della città vecchia, verso la città bassa. Attraverso le piccole vie di negozi fino a trovarmi di fronte alla Chiesa di Santa Cristina.


Oggi ho fatto molto presto, una volta fatta la doccia esco a pranzare con un trancio di pizza e poi faccio un giro per la città risalendo anche su verso la Rocca. Fino alle 15 è tutto chiuso quindi per ora non c’è nemmeno molta gente.

Anzi quasi quasi torno e mi schiaccio un sonnellino che ieri notte ci ho messo un pò ad addormentarmi, sarà stato perché ero completamente solo e la porta d’ingresso dell’ostello era tutt’altro che sicura, boh fatto sta che non ero propio del tutto tranquillo.

N. Passi: 23905


Via Francigena giorno 22

Da Radicofani a Acquapendente 

Ieri sera sono stato davvero bene, ho cenato all’ospitale con i 4 ospitalieri di turno, una signora di Roma, due di Vicenza e un signore anche lui Veneto. Poi un pellegrino in bici da Udine ed un trio che ho visto spesso ma che fino ad ora era sempre rimasto un po’ per conto suo. Sono una coppia (almeno credo lo siano) Olandese dove, per fortuna, lui parla abbastanza l’Italiano ed invece lei solo Olandese e un po’ di Inglese mentre il terzo è un Americano di Los Angeles. Si sono conosciuti l’anno scorso sul cammino di Santiago ed ora stanno facendo assieme anche la Francigena. Oltre alla cena questa mattina abbiamo trovato anche una bella colazione e dopo i saluti mi metto in cammino, dispiace non poterci passare più tempo in posti così ma la strada per Roma è ancora lunga.
Percorro la discesa che porta fuori dal paese e poco dopo entro in un largo sterrato che sarebbe la ex Cassia.


Prima fa un paio di salite poi la strada panoramica prosegue tra i colli e quando comincia a scendere sono oramai passati 10 km; alla fine arriva a Ponte Rigo dove di fianco ad una chiesetta c’è una bella area di sosta con tutto quello che serve ad un pellegrino. Magari ce ne fossero di più .

Subito dopo attraverso la Cassia nuova e continuo parallelo ad essa su di un sentiero erboso per un paio di km e poi la attraverso nuovamente per immettermi a sinistra ancora sulla vecchia Cassia, questa volta asfaltata. Un paio di km e mi ritrovo ancora a percorrere la statale attraversando un ponte, dove un cartello mi dice che sto abbandonando la Toscana per entrare nel Lazio.

Poco più avanti, rimanendo sulla destra entro nel piccolissimo borgo di Centeno, 300 metri di strada con una locanda ed un bellissimo bar nel mezzo.

Mi fermo per un caffè in compagnia dell’americano e dell’olandese, la donna è ancora molto indietro. Da qui ad Acquapendente mancano ancora 8 km di cui 5 o 6 li passo sulla statale, non è molto trafficata ma sia le auto che i camion che la percorrono passano veloci e non bisogna mai stare tranquilli in mezzo al traffico.

Gli ultimi km sono su una piccola strada in salita, non vedo l’ora di arrivare perché oramai è mezzogiorno passato, fa caldo e incomincio ad avere fame.
Dopo un panino e una birra mi avvio all’ostello, mi lavo e finalmente dopo 22 giorni trovo una lavanderia 24H, così butto tutto dentro un sacchetto e vado a fare il bucato come si deve! Profumato e asciutto!!

 

N.Passi: 25200


Via Francigena giorno 21

Da San Quirico D’orcia a Radicofani 

Sono solo le 6:30 e sono già in cammino, faccio colazione al bar con l’idea anche di prendere almeno un panino per il viaggio ma la scelta non è delle migliori. Quello che vedo in vetrina sembra di essere lì da un po’. Speriamo di trovare qualcosa più avanti, ma da quanto ho capito saranno 32 km di nulla.
Poco fuori dal paese inizia lo sterrato come quello che ho percorso ieri per diversi km, si sale e dopo 3 o 4 km arrivo a Vignoni Alto, un caratteristico e piccolissimo borgo con 5 case una torre e la sua chiesetta.

Lo attraverso e poi torno a scendere tra la foschia del mattino che invece sale, in lontananza si intravede anche un castello.

Alla fine dello sterrato arrivo sulla strada che porta a Bagno Vignoni, paese del quale la visita è consigliata, ma la Francigena gira a sinistra invece, e vista la lunghezza della tappa, meglio evitare deviazioni per fare il turista. Dopo una breve discesa su un sentiero attraverso un ponte in ferro e legno che attraversa il fiume Orcia.

Dall’altra parte poi giro su un sentiero in mezzo all’erba che taglia qualche tornante e si ricongiunge alla strada asfaltata più in alto. Per un bel po’ sono su un largo sterrato che ogni tanto diventa asfalto, continua e continua fino ad una salita dove, in cima, trovo un’area di sosta con fontanella, proprio fuori ad una casa.

Ci voleva proprio perché comincia a fare caldo nonostante sia nuvoloso e dopo la salita ho proprio bisogno di acqua fresca.
Riprendo e più avanti mi si apre un bel panorama a 360 gradi sulla Val d’Orcia; lo sterrato poi arriva davanti ad un agriturismo accanto al quale giro ,su un piccolo sentiero tra l’erba alta che mi fa scendere. Il sentiero si allarga e poi arriva alla vecchia Cassia che prima sale e poi, girando attorno ad una collina, ridiscende.

Il sole per fortuna spesso è coperto dalle nuvole che per qualche minuto hanno anche minacciato di piovere; se il tempo fosse stato sereno con il caldo forte, questa tappa sarebbe stata micidiale.
In fondo alla vecchia Cassia attraverso quella nuova per entrare in un sentiero che costeggia un piccolo torrente; più avanti lo attraverso su dei massi messi di proposto per la Francigena e poi entro in un altro sentiero con l’erba molto alta.


Mi trovo di fronte un agriturismo che, così ad occhio deve essere stato proprio costruito sulla Via Francigena ufficiale, infatti la strada devia a sinistra per non entrare nella proprietà privata. Da qui in poi sale la lunghissima salita, prima sterrata (e con molti ricordi lasciati da qualche gregge di pecore) poi asfaltata e poi ancora su sentiero, che porta a Radicofani.


Alla mattina 5 km sembrano 5 km, a fine tappa sembrano 10, e se a fine tappa gli ultimi 5 sono anche in salita, sembrano diventare 15. Questa mattina sono partito con l’idea di fare più strada possibile prima delle ore più calde per poi camminare dopo una lunga pausa. Poi invece le nuvole hanno tenuto il sole occupato per la maggior parte della giornata così sono riuscito a fare una tirata unica con delle piccolissime soste. La salita finale però è stata la mazzata finale, per fortuna tutti i miei dolori sembrano essere quasi passati, salvo un’unghia nera che non è per niente bella.

Dopo una piadina e una birra per riprendere le energie vado all’ostello dove vengo gentilmente accolto dai volontari della Confraternita Jacopo di Compostela.
Il borgo sembra interessante, doccia e bucato come sempre e poi faccio un giro.

N.Passi: 25633


Via Francigena giorno 20

Da Ponte D’Arbia a San Quirico d’orcia 

Parto facendo una variante che porta a costeggiare la ferrovia su una larga strada sterrata, ci sono solo la nebbiolina mattutina e il silenzio ad accompagnarmi.

Lo sterrato poi si allontana dalla ferrovia e finisce su di una strada asfaltata che arriva a Buonconvento; attraverso la via principale che penso sia sempre la Cassia e percorrendo un sentiero giro dietro una zona industriale. Ancora un pezzo di strada asfaltata e poi una deviazione che continua a costeggiarla ma su un sentiero. Ad un certo punto gira a sinistra su di una salita e da qui inizia il bello della tappa.


Mi trovo su di una lunghissima strada collinare che attraversa tutto il parco naturale della Val d’Orcia, attraverso vigneti e panorami stupendi e ad una decina di km sulla destra la vista di Montalcino.

Quando, dopo una decina di km almeno, la strada torna a scendere si attraversa Torrenieri, posto perfetto per approfittare di un alimentari e prendermi un panino e una birra. Ormai è mezzogiorno ed alla fine mancano 8 km.

Dopo la pausa riprendo lungo quella che, da quanto ho capito, è un vecchio tratto della Cassia ormai quasi inutilizzata e che sale per almeno un km e poi scollina con una serie di tornanti. Effettivamente in 2 o 3 km non incrocio nessuna macchina, solo 4 ciclisti; in compenso prima di scendere mi regala un altro bellissimo panorama.


Con una deviazione sullo sterrato passo sotto al viadotto della statale e poi salgo su di un piccolo e ripido sentiero che porta, dopo un altro paio di km, a San Quirico.


Scopro ahimè che dovrò aspettare fino alle 16 per l’apertura a dell’ostello, cosi intanto faccio un giro per la città; questa sera c’è una festa e si stanno preparando stand e tavoli. Alle 16, quando la suora responsabile arriva , si trova con una decina di pellegrini in attesa e quindi anche le varie pratiche “burocratiche” vanno un po’ per le lunghe, ma alla fine riesco a fare la doccia e a sdraiarmi un po’.
Questa sera sarà meglio andare a letto presto, domani mi aspetta una tappa dura.

N.Passi: 24016

Via Francigena giorno 18

Da Abadia Isola a Siena

Visto che le previsioni danno un temporale per le 11 e visto che appena svegli già sentiamo tuonare in lontananza, partiamo di buon ora con l’intenzione di arrivare il prima possibile e fare la strada più corta, anche se vuol dire camminare affianco al traffico.
Un breve tratto di sterrato seguito da una strada trafficata ci porta subito a Monteriggioni, che quasi tutte le guide indicano come tappa. Facciamo colazione al primo bar giusto in tempo per infilarci anche il poncho e ripararci così dalla pioggia e poi saliamo per per attraversare le mura del castello, dove all’interno vi sono bar, hotel e ristoranti. Così a prima vista sembra anche attrezzato per ospitare numerose sagre e feste.

Ridiscendiamo dall’altra parte e di buon passo torniamo a seguire la ciclovia che per qualche km per fortuna passa anche su sterrato lontano dal traffico.
Non c’è molto da raccontare di questa tappa. Senza fermarci e con un buon ritmo arriviamo dopo circa 4 ore dalla partenza alla periferia di Siena. Piccola pausa ristoro e ci avviamo verso il centro dove prima di recarci all’ostello scattiamo qualche foto, per ora c’è addirittura il sole, ma il solito temporale è sempre dietro l’angolo.

Ci accoglie una responsabile e la simpatica Suor Ginetta che ci fa accompagnare da un altro volontario alla nostra camera, più tardi lo stesso volontario viene a invitarci a pranzare e visto che è passato mezzogiorno, accettiamo.

Quando scendiamo ci troviamo a mangiare ad una mensa per poveri, dove chi ha fame non deve fare altro che entrare e sedersi a tavola. Sinceramente non mi sento molto a mio agio, io sono un pellegrino moderno che può permettersi anche il ristorante, attorno invece ho persone che sono qui perché non possono permettersi nient’altro. Mi sembra di approfittarne, difatti per la cena di sta sera declino gentilmente l’invito.

Oramai sono 3 giorni che cammino con Giuseppe e se aggiungo quelli con Enrico prima di lui, forse siamo anche a 5 giorni in compagnia di qualcuno. Sento un po’ il bisogno di tornare a camminare da solo, boh non saprei, forse voglio riprovare a stare solo coi miei pensieri ora che sono in cammino da un po’. La compagnia è piacevole sopratutto la sera, ma camminando insieme a qualcuno si chiacchiera e ci si distrae, probabilmente le tappe sembrano anche passare più in fretta ma si perde quel senso di pace che si prova stando da soli in mezzo alla natura.

Il che è strano visto che durante tutto il pomeriggio passato in giro a visitare Siena, ad essere sinceri un po’ solo mi sono sentito.

N.Passi: 32620

Via Francigena giorno 17

Da San Giminiano a Abbadia Isola

Sveglia presto e partenza verso le 6:30, anche oggi in compagnia di Giuseppe. Il bar del campeggio è ancora chiuso così ci incamminiamo tra la nebbia. Sono già 3 giorni che puntualmente nel primo pomeriggio arriva un temporale e il giorno dopo c’è foschia.

Subito dopo il campeggio la via riprende su sentieri tra campi e vigneti, c’è un po’ di fango a volte e ovviamente l’erba è bagnata. Attraversiamo anche un paio di ruscelli per fortuna camminando sui sassi senza doverci bagnare. Dopo qualche km troviamo un bivio, a sinistra la Francigena fa una variante che porta a Colle Val d’elsa, a destra prosegue sul tracciato ufficiale. Noi prendiamo a destra ma poco dopo dobbiamo fare un’alta scelta, continuare sulla Francigena a stomaco vuoto o deviare salendo su per dei tornanti fino ad arrivare a Campiglia di Foci e fare finalmente colazione? Anche se non ho tanta voglia di allungare il cammino decidiamo di andare al bar, anche perché Giuseppe è partito senza fare il pieno di acqua.

Una volta fatta colazione e preso un panino per il pranzo, cerco un’alternativa al tornare indietro e scopro che proseguendo per un altro paio di km sulla strada su cui si trova il bar, ci ricongiungiamo alla variante per Colle Val d’elsa. Ad un certo punto ci troviamo davanti le porte della città e dietro ad esse un antico borgo, che prima scende e poi risale verso il Duomo. Il paese è molto bello ed a giorni ci sarà una sagra chiamata “della miseria” dedicata alla riscoperta dei piatti poveri dei nostri nonni. E qui mi torna in mente il ricco minestrone che avevo mangiato a ValPromaro.

Usciamo dalla città scendendo una vecchia rampa e percorriamo su marciapiedi un pezzo della statale che poi deviando a sinistra conduce alla periferia, una salita e poi arriviamo su una lunga strada bianca dove incrociamo anche qualche ciclista. La variante in fondo a questa strada si ricongiunge al percorso ufficiale. Qualche km di asfalto e poi una breve salita che ci fa attraversare il piccolo e carino paese di Castel Petraia.

Ancora una lunga discesa su strada bianca e arriviamo a Abbadia Isola, dove dentro ad un bar troviamo anche il responsabile dell’ostello comunale. Una grande e spaziosa cascina da poco ristrutturata, molto grande rispetto ai posti in cui sono stato fino ad ora, peccato solo per qualche mosca e formica di troppo.
Ora non mi resta che aspettare che passi il solito temporale per fare un salto al bar e poi a vedere se c’è una farmacia. Ma il paese mi da l’impressione di essere tutto qui.
Infatti.

N.Passi: 21970